LA RICETTA GIUSTA È ESSERE CAPACI DI CONIUGARE LE DIVERSE OFFERTE SECONDO LA STAGIONE E IL PUBBLICO PRESENTE.

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Finale Ligure (SV), 6 agosto 2013

Come ha iniziato la professione di optometrista e qual è la storia del suo centro ottico?

La mia storia nel mondo dell’ottica è nata… per amore: ero molto giovane e il mio fidanzato, ottico-optometrista allora collaboratore presso un Centro ottico di Genova, mi propose di sposarlo… per due vite: quella personale, diventando sua moglie, e quella professionale, diventando sua socia fifty-fifty. Accettai, e poco dopo aprimmo il nostro centro ottico a Finalpia, località turistica della Riviera Ligure di Ponente.

Negli anni successivi, già mamma di un bimbo di dieci anni, ho frequentato la scuola di Optometria a Genova, dove ho avuto il piacere di conoscere Roberto Pregliasco, avuto in qualità di docente, e Carlo Vannucci, al tempo Preside dell’Istituto.

Grazie alla formazione e al lavoro nel centro ottico si è riaccesa la voglia di riprendere gli studi per l’educazione e l’aggiornamento optometrico, a cui sono molto appassionata. Tra i vari corsi ho avuto il piacere e l’onore di frequentare  a Milano il corso di sessantaquattro ore organizzato dall’Albo degli Optometristi sui problemi legati ai D.S.A., dove ho ritrovato come docenti Roberto Pregliasco e ho conosciuto Silvio Maffioletti.

Parallelamente all’evoluzione personale c’è stata un’evoluzione del centro ottico?

In effetti sì. Nel 1995, contemporaneamente alla frequentazione del corso di optometria, abbiamo aperto un altro punto di vendita nella piazza principale di Finale Ligure; il locale si sviluppa su due piani, il pian terreno tutto dedito alla vendita dell’occhiale da sole mentre il primo piano sala refrazione e vendita assistita dell’occhiale da vista. Questo ci ha permesso di curare maggiormente la parte professionale. Due anni fa infine abbiamo chiuso il primo punto vendita e contemporaneamente insieme a nostro figlio abbiamo avviato, sempre nel cuore più votato allo shopping della cittadina ligure, un nuovo centro focalizzato a un pubblico giovane, gestito interamente da Lui.

Due punti di vendita in una piccola cittadina assicurano un ritorno sull’investimento?

Innanzitutto dobbiamo tenere presente che Finale Ligure è sì una cittadina piccola ma con un turismo estivo ed oggi maggiormente di week end. Noi siamo quello che io definisco un “negozio stagionale”, ossia una sorta di camaleonte che in inverno si propone ad una cittadina di 15 mila persone, mentre in estate e nei week end accoglie un pubblico decisamente più ampio . Prodotti e servizi variano enormemente nelle due stagioni principali; è facile intuire quanto la linea sole la faccia da padrona d’estate. La distinzione di pubblico nei due centri ottici si è dimostrata non solo adeguata ma vincente: nel mio punto di vendita io propongo una vendita assistita dell’occhiale alla moda per un pubblico anagraficamente più “maturo”. Lo stile del negozio è professionale e di stampo più tradizionale. E’ invece stato giusto dare possibilità a mio figlio, un giovane creativo e dotato di talento, di sviluppare il suo punto di vendita per un pubblico suo pari, al quale può parlare in modo naturale e diretto. Questa differenza viene percepita benissimo dalle persone e per questo ritengo sia stata una scelta vincente.

Reggere la concorrenza sul pubblico giovane oggi, con internet e i grandi centri commerciali, non sembra cosa facile…

Vero. Non è facile, ma come non è facile niente oggi, specialmente per i giovani. Mio figlio si è appoggiato molto, per la sua attività, ai Social Network, oggi facebook, instagram, twitter la fanno da padrone e li si deve essere presenti, cercando contemporaneamente di trovare prodotti di nicchia, anche economici, che non si trovano facilmente (o per niente) nei centri commerciali o nelle grandi catene. Per l’occhiale da sole questa, secondo me, è la scelta determinante per il successo.

Un altro modo in cui è stato avvicinato il pubblico giovane al negozio è stata l’organizzazione di eventi serali legate ad un brand , animati da musica, cocktail e divertimento. Un modo per farsi conoscere senza farsi dimenticare.

Esiste a Suo avviso una regola per parlare al pubblico?

Certo: la “regola” di imparare a conoscere i propri limiti, per esempio quelli dettati dalla propria età e dalla cultura derivante da essa: se entra una signora in negozio la servo io, ma se entra una teen ager è corretto che sia seguita dai collaboratori giovani.

Come giudica il mercato dell’ottica nella Liguria di Ponente?

In Liguria la forza dell’ottico è destare l’interesse dei potenziali clienti che vengono da fuori e conquistarli in un momento in cui sono in vacanza, in cui hanno più tempo da dedicare a se stessi, per esempio alla scelta dell’occhiale da sole. Per questo nel mio negozio non mancano linee particolari, fashion o Limited Edition. In generale, ma questo lo fanno tutti gli ottici professionisti seri, si cerca di offrire sempre “quel qualcosa di più”. In inverno invece, con un pubblico di 15 mila persone, l’ottico rivierasco deve essere capace di mixare e distinguersi maggiormente con servizi altamente professionali.

La ricetta quindi è…

La ricetta giusta è essere capaci di coniugare le diverse offerte secondo la stagione e il pubblico presente.

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