LA NOSTRA PROFESSIONALITÀ È FRUTTO DELL’IMPEGNO IN AGGIORNAMENTO CONTINUO SIA DELLA CONOSCENZA PROFESSIONALE SIA DEI PRODOTTI AD ALTO CONTENUTO TECNOLOGICO.

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PAOLO PATUZZI – Titolare Ottica IL PUNTO DI VISTA
Milano, 31 gennaio 2013

Signor Patuzzi, qual è l’origine dei suoi Centri Ottici?
La mia storia avventurosa nel mondo dell’ottica inizia nel 1986.
Neo diplomato come Perito ottico industriale e in Ottica professionale, mi lascio formare dal mio primo e indimenticabile collega: Paolo Zagolin. Ebbi la fortuna di assorbirne la passione, le conoscenze e la serietà nel lavoro che tuttora è il mio.
Da quell’inizio l’incontro con altri stimabili colleghi, ha alimentato la mia innata inclinazione alle innovazioni e dopo aver conseguito la specializzazione in Optometria frequentai il Corso di Naturopatia per poter integrare più discipline e conoscenze nella mia pratica optometrica.
Dal 1991 sono titolare, in società con altri tre ex compagni di scuola, di quattro negozi di ottica e di un ambulatorio oculistico.

Quali scelte ha compiuto per far fronte alla concorrenza e mantenere l’impresa in attivo?
Il cammino effettuato per raggiungere i risultati imprenditoriali attuali è stato caratterizzato da un continuo sviluppo di nuove proposte al pubblico orientate al servizio professionale con soluzioni innovative.
Questa inclinazione ha contribuito significativamente alla nostra solidità sul mercato dovuta proprio alla differenziazione della proposta rispetto alla media del mercato.
I nostri clienti storici e nuovi colgono facilmente che la nostra professionalità é frutto di grandi sforzi di aggiornamento continuo sia della conoscenza professionale che dei prodotti ad alto contenuto tecnologico.
Al detto popolare “La vista è preziosa e importante” abbiamo corrisposto un’attenzione nel dare concreto valore a tale affermazione, non svilendo mai le soluzioni alle varie esigenze dei clienti.

Differenziazione, aggiornamento, attenzione: punti fermi anche nella situazione economica attuale?
Credo che in una situazione economica mondiale come quella odierna, sia necessario richiamarsi vicendevolmente al valore della persona e del suo diritto al benessere. Questo messaggio, là dove percepito, genera affezione e nutrimento dell’essere e porta più complicità e fedeltà reciproca.
I prodotti che vendiamo devono necessariamente essere coerenti con i contenuti sopra esposti per non generare contraddizioni nel messaggio di rilancio del valore della vita e quindi della produzione di ricchezza sotto tutti gli aspetti.
I giovani più di ogni altro chiedono risposte e speranza nel futuro.

Come parla loro?
La nostra complicità con loro deve concretizzarsi dentro una proposta condiscendente ma educativa del valore della qualità e della valorizzazione della persona. Quindi dal semplice occhiale da sole fino all’igiene visiva, sono tutte occasioni di stimolo per generare bisogni nuovi orientati al valore in generis. Non dobbiamo correre il rischio di dar ragione alla banalizzazione e frivolizzazione di un bene così importante come la nostra visione.

I suoi collaboratori come vivono tale impegno, certamente non banale?
I nostri collaboratori hanno respirato quotidianamente il vento di continuo rinnovamento e attenzione a questi aspetti del lavoro. Da queste esperienze hanno percepito i benefici di un lavoro sostenuto da una mission ricca di valori rispetto al semplice e svilente “lavorare per guadagnare”.

Dunque ha creato un rapporto di “complicità”. Come ha fatto?
La complicità nell’ambiente di lavoro va spostata su emozioni leganti e non su emozioni competitive. Per fare questo ci si deve interrogare su ciò che è ritenuto prioritario nel nostro vivere e generare realtà lavorative corrispondenti. Cioè se sento di volere il profitto come principale risultato, dovrò impostare una comunicazione di tutti gli elementi del mio lavoro coerenti con quell’obbiettivo. Se invece il mio vivere è sostenuto dal desiderio di migliorare la qualità del vivere nel senso più ampio, quasi automaticamente genererò comunicazioni coerenti e rinforzanti il mio intento.

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